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domenica 26 dicembre 2010

Dettagli




Mia sorella è una persona che non lascia nulla al caso; ogni cosa che fa cerca di farla al meglio e quando dico meglio non dico per dire. Quando era più giovane se praticava uno sport, anche se per un breve periodo, si procurava tutta l'attrezzatura necessaria; quando ha amato lo ha fatto senza risparmiarsi. Nella borsa porta sempre un astuccio pieno di penne, ne è attratta, ma quello è un problema che ci accomuna; ha una collezione di coltelli da cucina per ogni utilizzo immaginabile, ha l'attrezzo giusto per ogni cosa. E' fatta così, non le piace l'approssimazione in nessuna delle sue attività, sia lavoro o hobby.
Così la cena della vigilia non poteva essere solo declinata verbalmente ma doveva avere una testimonianza grafica che è esattamente questa. Per chi ha voglia di conoscere questo menù ma non di sforzarsi a leggerlo qui sopra, dove effettivamente appare sfocato , lo riporterò qui di seguito :
Lasagnette ai frutti di mare,
Quiche con patate, bree e radicchio rosso,
Nido di zucca,
Tozzetti al gorgonzola e mandorle,
Muffins al gouda,
Torta salata delle rose,
Mousse di carciofi in nidi di parmigiano
Biscottini natalizi,
Dolci della casa,
Caffè, Ammazzacaffè.
Ci siamo divisi le attività e ci sono state alcune varianti ma nella sostanza era quasi tutto così; Lei, come dicevo sopra, ha dato a tutto un tocco personale.
Ho scoperto che , pur essendo in famiglia, è stato bello e divertente dare questa veste di ufficialità alla serata.
Grazie Tiziana, e non solo per questo.

sabato 20 novembre 2010

Sirene d'allarme.


scansione0015, inserito originariamente da unodicinque55.


Fino a qualche tempo fa non si parlava altro che di Elena, Asia, Ylenia, Chiara; da qualche giorno irrompono quotidianamente nomi maschili: Marco m'ha detto che sto bene coi capelli corti; Fabio, quello del quarto, m'ha dato il numero di cellulare;Lorenzo m'ha messaggiato “ci vediamo all'assemblea”.
Ieri sera, mentre come accade spesso ci facevamo l'ultima bevuta (d'acqua), quella supplementare dell'ultimo minuto, quella che si deve tornare giù in cucina, riaccendere le luci e poi si sta un attimo lì come per dirsi le ultime cose, ecco ieri sera dicevo, di punto in bianco fa: Filippo m'ha detto.... Ma chi cazzo è 'sto Filippo, dico io, possibile che me spari 'sta sfilza de nomi come se io dovessi conosce' tutti.....ma chi cazzo so' questi?
Si ferma col bicchiere a mezz'aria, mi guarda con un mezzo sorrisetto quasi compiaciuto e mi fa : Non sarai mica geloso?
Si, faccio io, perché?
Vi capita mai, la notte, di sentire una sirena in lontananza? Pensate a qualche macchina rubata, ad una casa che qualcuno sta tentando di aprire, ad un bene prezioso che un intruso prova a prendersi.
Ecco io quella sirena comincio a sentirla pericolosamente vicina.

mercoledì 27 ottobre 2010

Quello che non saprò più.


La morte di mia madre, avvenuta ormai da oltre un anno, ha interrotto quel filo di ricordi che mi legava a lei, ai miei nonni ed ai loro genitori; non c'è più, per motivi inevitabili, quella memoria che lei aveva ereditato e che in parte ho ereditato.
Ma molte cose della mia famiglia e di come ha attraversato, tra mille peripezie, il secolo scorso e parte di quello precedente, sono andate perdute. Mia madre era nata nel 1928, in piena era fascista, ed aveva vissuto da adolescente la guerra; tante volte ci aveva parlato di quegli anni e di come lei li ricordava, i fatti e le persone che avevano lasciato, nel bene o nel male, un segno indelebile nei suoi ricordi di fanciulla. Ancora adesso, se solo mi concentro, mi sembra di sentire il racconto del suo 8 settembre, di dove stava e di come era tornata a Roma attraverso mille peripezie. Forse nel tempo quel racconto si era arricchito di particolari che in qualche modo la sua mente aveva sovrapposto a quelli realmente vissuti, ma quel viaggio verso la capitale era stato comunque un passaggio dalla adolescenza alla vita adulta.
Ora che non c'è più ripenso mille volte con nostalgia alle sue parole che a volte, come capita, ascoltavo quasi distrattamente avendole sentite altre mille volte;eppure vorrei tornare indietro e chiedere ancora più notizie e informazioni, scavare più a fondo nei sentimenti di una giovinetta esposta così drammaticamente ad avvenimenti che collettivamente si fanno storia ma che sono la somma di mille piccole vite, cui gli eventi tolsero più di qualcosa.
Questo pensiero mi è tornato in mente con prepotenza cercando di ordinare tutte quelle carte, fotografie e lettere, che avevo affastellato subito dopo la sua morte non avendo ancora la forza sufficiente per esaminarle senza farmi travolgere dalla commozione; ora tante fotografie e tante lettere aspettano una spiegazione, un' indicazione che resterà purtroppo senza risposta.

venerdì 28 maggio 2010

28 maggio 1928




Se ci fosse ancora, oggi mia madre compirebbe ottantadue anni. E non ci sarebbe nulla di strano od eccezionale perché quella è un'età che oggi si raggiunge facilmente; e invece no, ha pensato che forse il suo percorso era finito, che magari poteva riposarsi un po'. Mi ricordo che quando ero piccolo a volte diceva di essere così stanca da desiderare di morire per un po', per riposare; forse, alla fine, è stato così. Lo dico perché in realtà mia madre non è morta di nulla, ha semplicemente smesso di desiderare di vivere; gli ultimi tempi, brevissimi, sembrava proprio una persona spossata ma l'unica cosa che desiderava veramente era di essere lasciata in pace. Solo una volta, una notte che ero da lei e mi aveva svegliato per la seconda volta per essere accompagnata in bagno, mi ha guardato e mi ha detto “siamo alla fine, vero?”. Allora io, convinto, le avevo risposto di no, che si sarebbe ripresa, che sarebbe uscita di nuovo, che si sarebbe ancora goduta figli e nipoti ed un certo benessere che la vita le aveva concesso; invece avevo torto, ma in quel momento ero davvero convinto che sarebbe andata così perché non era la prima volta che la vedevo scivolare in quella depressione che la portava a desiderare la solitudine.
Quando scompare una persona così importante e presente nella vita si possono avere reazioni strane; mia madre, non mi ha ancora lasciato , sento la sua presenza come se solo sollevando il telefono la potessi sentire ancora ed ascoltare ancora l'elenco dei suoi malesseri e le sue raccomandazioni sulla mia salute come se fossi ancora un adolescente. Nello stesso tempo però, a volte, mi sembra di aver affrontato questo lutto con distacco, come se non volessi farmi coinvolgere; quando mio figlio mi ha telefonato era notte ed io, dopo, mi sono rimesso a dormire come se la cosa non riguardasse me. Solo il giorno dopo, davanti a lei, ho pianto e l'ho chiamata come se la potessi risvegliare.
Ma non era di questo che volevo parlare, mi sono lasciato prendere la mano.
Volevo dire poche cose su genitori e figli, poche cose perché non sarebbero sufficienti tutti i blog del mondo per esaurire l'argomento.
Io non posso dire se mia madre sia stata una buona o una cattiva madre; entrambe le cose certamente e comunque non si può decontestualizzare un giudizio, se di giudizio vogliamo parlare. So che molte cose mi hanno fatto male, alcune forse me le porto ancora dietro; e considerare che spesso non aveva colpa di certi comportamenti nei miei confronti, serve solo a soddisfare la parte razionale,lasciando ancora scoperte le ferite della mia parte emotiva e sentimentale.
Era così, aveva affrontato tante difficoltà nella vita, prima e dopo il matrimonio; io ero la sua carne, una sua emanazione, un essere da controllare costantemente per evitare sofferenze, prima di tutto a lei.
Tante volte ho preso decisioni prima di tutto per non dispiacere a lei.
Ora mi chiedo, cosa vuol dire essere buoni genitori? Forse si dovrebbe lavorare prima di tutto su se stessi mentre sovente abbiamo la presunzione di modellare i nostri figli non tanto a nostra immagine quanto sull'immagine di come avremmo voluto essere.
Semplicemente, credo, bisognerebbe dare loro gli strumenti per decidere da soli della propria vita, senza ricatti affettivi; abituarsi pian piano a vederli come altro da noi, lasciare che camminino con le loro gambe. Anche perché può succedere che ci sorprendano assumendo decisioni più sagge di quelle che avremmo voluto.
Non è facile lo so, ma quando piano piano si allontanano sembra che la prospettiva possa farci vedere le cose nel loro insieme, non fissarci sui particolari ma valutare il complesso; e anche per loro sarà più leggero vivere la vita che è già tanto complicata quando bisogna decidere anche solo per se stessi.

venerdì 21 maggio 2010

Cuori che si allargano.


Questa foto non l'ho fatta io e mi dispiace.
Per due motivi: il primo è che è molto bella; il secondo è che mi piacerebbe avere questa sensibilità.
L'autore o sarebbe meglio dire l'autrice, è una persona con la quale condivido il sangue prima di tutto, poi anche una storia che ha radici molto lontane e che si è riannodata, in qualche modo, negli ultimi anni.
Fa parte del ramo artistico della famiglia; un fratello pittore affermato, lei con un'inclinazione per l'arte in molte delle sue manifestazioni. Da qualche anno, dopo una grave malattia e non potendo più frequentare il suo studio, si dedica alla fotografia con la stessa passione del collage, del decoupage e di ogni forma di arte che le permettesse di esprimere la sue passioni.
L'ammiro molto, solo per poco ha perso la sua passione per la vita per poi riconquistarla con un'energia ed un fatalismo che le consente di vivere con serenità; ci sono molti modi di affrontare i drammi della vita ma sono convinto che affondare nella disperazione serva solo a rendere il tempo rimasto, di cui non conosciamo mai la misura, più greve e doloroso.
Mi sono riavvicinato a lei solo da poco tempo, qualche anno, come se i rami di parentela che ci separavano, cadendo uno ad uno avessero riaperto una visuale che si era smarrita; ci vediamo con una certa frequenza e dialoghiamo attraverso il nostro account di Flickr, scambiandoci sinceri complimenti.
Più passano gli anni più mi vado convincendo che certi legami restano sotto la visuale ma riemergono allorquando la vita ce ne offre l'opportunità.