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martedì 11 gennaio 2011

11.01.11


Nebbie, inserito originariamente da unodicinque55.


Se non scrivo un post oggi non lo scrivo più. Si, potrei aspettare l'11.11.11 però sinceramente mi sembra troppo e poi chissà dove starò quel giorno. Però continuo ad avere problemi con l'argomento; è dal primo dell'anno che mi arrovello ma non c'è nulla da fare, le cose che succedono mi fanno incazzare troppo o non mi fanno incazzare abbastanza. Ed io, per scrivere devo essere mosso dal sacro fuoco se no vengono fuori quei pezzetti alla Moccia che sembrano più dei compitini che qualcosa che abbia la pur minima pretesa di trasmettere un'idea.
Diciamolo, come direbbe Ignazio Toro Seduto, quest'anno per me non è cominciato nel migliore dei modi; non voglio tediarvi con i miei problemi ma vi assicuro che ho scoperto quanto è facile cambiare radicalmente il proprio ordine di priorità non appena una cosa, abituale anzi di più, quotidiana, viene a mancare. E poi questo malessere che mi porto dietro da Natale e che vorrei imputare alle feste ma poi penso che le feste le ho passate da quasi 59 anni e allora cosa è cambiato? Forse proprio il fatto che sono così tante.
Insomma va così, alcuni chiari punti di riferimento e tutt'attorno un po' di confusione che aspetta di essere chiarita.
Cosa pensare quando senti dire che “l'educazione sessuale e civile” mina la libertà religiosa e poi magari leggi di due ragazzine di 13 e 14 anni ,mamme bambine per colpa di un'ignoranza che nessuno, che non sia una persona non qualificata, si preoccupa di sconfiggere? O al fatto che aumenta l'uso della “pillola del giorno dopo” tra gli adolescenti ? E vogliamo parlare del bimbo morto di stenti a Bologna ? Oh, Bologna, mica Calcutta, con tutto il rispetto. E tutti in televisione a parlare di questo, visto che le indagini su Yara languono e su Sarah è stato detto tutto.
Ecco, direbbe uno, se po campa' così ?!?
Diciamo che quest'anno ha usato solo undici dei suoi trecentosessantacinque giorni quindi può ancora riprendersi e regalarci qualcosa di meglio.
Io che sono sempre e comunque ottimista penso che finché quei due o tre punti di riferimento ci saranno varrà la pena di vedere come vanno a finire quei trecentocinquantaquattro giorni che restano.

domenica 24 ottobre 2010

Alesciandro.


Mi ha sempre chiamato così, con una “esse” sola e molto trascinata, in quella musicalissima calata bolognese.
Non siamo mai andati molto d'accordo, troppo diversi nel modo di intendere la vita e le relazioni con le persone; quando eravamo giovani, perché tra di noi ci sono solo sedici anni di distanza, io tolleravo con fatica la sua arroganza tipica delle persone che ignorano la loro ignoranza e credono di essere dispensatori di saggezza. Troppo distanti in mille cose, furbo e traffichino lui, ingenuo ed idealista io. E poi c'era che io ero l'altro uomo in casa ed era necessario ribadire sempre il ruolo del maschio dominante; all'inizio ci stavo male, non capivo l'atteggiamento di quest'uomo che avrebbe potuto anche essermi amico, con il quale a volte era anche possibile divertirsi, quando non si rischiava la rissa per la sua pessima abitudine di parlar male di chiunque. Poi sono passati gli anni e sono cambiate molte cose; la moglie dopo trent'anni di angherie l'ha lasciato da un giorno all'altro e lui , all'inizio, si è molto appoggiato a noi. Negli ultimi anni riesco a guardarlo con occhi diversi, quasi con tenerezza; penso che in fondo sia stato un uomo molto infelice, un eterno bambino cui nessuno mai poteva dire di no. Stamattina, partendo, l'ho salutato con un affetto che mi ha stupito, davvero mi dispiaceva della sua partenza, nonostante abbia mantenuto intatta la capacità di parlare per ore del nulla. Salutandolo con la mano mentre l'auto si allontanava ho pensato che oggi nessuno dei due ha più bisogno di interpretare un ruolo e forse, dopo tantissimi anni, possiamo essere l'uno verso l'altro solo noi stessi.
PS: lui è il secondo da sinistra.