Ci sono avvenimenti che segnano un confine per ognuno di noi, accadimenti che si ricordano come la fine di qualcosa e l'inizio di un nuovo percorso. Mi capita, per certi fatti intrecciati a doppio filo con la mia stessa vita, di ricordare esattamente il contesto, dov'ero, cosa ho sentito, cosa ho pensato.
Nell'ottanta avevo 28 anni e quando venni a sapere che John Lennon era morto, assassinato da un mitomane, fu come se d'improvviso si chiudesse un'epoca, come se la mia giovinezza finisse in un attimo e tutto il mondo mi si presentasse di fronte diverso, con le sue assurdità, le ingiustizie irreparabili, le privazioni.
In fondo, se vogliamo, uccidere qualcuno come Lennon è un segno di potenza: un omuncolo insignificante e paranoico con un semplice gesto poteva mettere fine all'esistenza di un genio creativo come pochi dopo di lui. E proiettarsi nella storia insieme alla persona che ha privato della vita.
E' spaventoso se ci pensate, una nullità ed un genio uniti per sempre.
Io non posso perdonarlo : insieme alla vita di Lennon ha messo fine ad una giovinezza che avrebbe dovuto percorre una strada diversa.