Nulla di preoccupante, tranquilli.
Solo che il libro che sto leggendo mi ha suscitato alcune considerazioni che voglio condividere.
Io ho un rapporto morboso con gli oggetti; non con tutti, sia chiaro, con alcuni. In particolare quelli che mi affascinano , che suscitano emozioni, che sono esteticamente sensuali o intriganti.
In generale amo le penne; non necessariamente penne di valore, anche se....., basta che mi incuriosiscano, o sia piacevole guardarle, o impugnarle, o scriverci; mi piace la scorrevolezza, il tratto grosso, deciso, morbido. Ne possiedo un'infinità; tra tutte ce n'è un numero consistente di Parker e per la precisione del modello Jotter; di queste ne ho di vari colori che cambio a seconda dell'umore o della stagione, quasi tutte scrivono nero ma, a volte , utilizzo anche il blu. Prediligo il gel all'inchiostro, lo trovo più fluido e personale; tra tutte queste penne colorate preferisco la blu, che trovo elegante, ma a volte uso la verde o , quando ho bisogno di un po' di sano ottimismo,la gialla. Ne sono gelosissimo, tanto che sono tutte conservate in una scatola di latta alla quale solo io ho accesso; non sopporto chi lascia le penne in giro, chi le abbandona dopo averle usate come se fossero oggetti inutili e impersonali; io con le penne ci scrivo, ci disegno, ci faccio ghirigori, spiego, illustro, convinco, faccio segni sul foglio che attraggono le persone che ho davanti come se quei segni avessero chissà quale arcano significato.
A volte penso che l'oggetto sia anche un po' la persona che lo possiede, è il significato che si da, il senso, il ricordo di un momento, una situazione, una frase particolare scritta di getto; ecco, magari, quando non ci sarò più anche le mie penne perderanno significato e torneranno ad essere semplici oggetti di scrittura e non piccoli testimoni di vita.