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mercoledì 22 dicembre 2010

Gli studenti.....

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Gli operai...........Gli immigrati...........
Ognuno di loro ha un nome ed un cognome, una personalità, una responsabilità. Mettere tutti sotto un "genere" aiuta a semplificare ma non fa capire la realtà.
Questi ragazzi sono i MIEI ragazzi , hanno una storia, un "curriculum", hanno aspirazioni e desideri, hanno sogni, hanno sentimenti.
Io voglio considerarli uno ad uno.
I giovani sono la linfa vitale della società ed una società che non guarda ai giovani presi uno per uno è una società già morta.
Ecco perché mi piace molto il movimento che si è creato in questi mesi.

sabato 18 dicembre 2010

Lombroso non aveva tutti i torti.


Capita che nel nome ci sia il segno del destino.
Ignazio Benito Maria La Russa sin dalla nascita ha un marchio che lo accompagnerà per tutta la vita, quella che almeno fin ora ha vissuto. Evidentemente fortemente segnato dal destino anagrafico ha voluto perpetuare l'italico vizio dei nomi altisonanti ed eccentrici nei suoi tre figli , Geronimo, Lorenzo Cochis e Leonardo Apache. Lo so, sembra incredibile ma è pura verità e credo non se ne vergogni nemmeno, almeno lui. Loro, non so. Se hanno seguito le performance del padre, il nome è l'ultima cosa di cui dovrebbero vergognarsi.
E così questo signore dal passato veemente, testimoniato dal presente intollerante e presuntuoso, Ministro della Repubblica (lo so mi ripeto, ma davvero mi risulta incredibile che lui, in buona compagnia, rappresenti le Istituzioni democratiche) si permette di zittire ed insultare una persona, di giovane età, ma la cosa è ininfluente, per il solo motivo che le opinioni di questo cittadino, titolare di tutti i diritti previsti dalla nostra Costituzione, ancora non abrogata con buona pace del ministro stesso, non coincidono con le sue. Mi chiedo come mai nessuno abbia ricordato al ministro che certamente molti di quei ragazzi si contenterebbero di avere un posto sicuro all'ACI, anche non nel C di A, esattamente come suo figlio Geronimo.
Ma a parte il disgusto per la rappresentazione di questa persona che ricopre, a mio parere abusivamente, una carica istituzionale resta un punto che ho solo accennato nel post precedente : cosa vogliono esattamente questi ragazzi, al di là dell'occasione fornita dalla sedicente “riforma epocale” della Gelmini? Perché da settimane ormai proseguono le proteste di una ampia fascia di cittadini italiani dai 15 ai 35 anni? Non sarà forse che sentono più o meno coscientemente che stiamo scaricando su di loro i nostri privilegi? Non sarà per caso per l'incertezza costante nella quale vivono, iniziando dalla mancanza di carta igienica e sapone nella scuola per arrivare alla precarietà del lavoro ? Non può essere che comincino a rendersi conto che la distanza tra molti di loro ed alcuni privilegiati si sta allargando anziché restringersi ? Potrebbe essere , ad esempio, che vedano diminuire le occasione per utilizzare quell'ascensore sociale che è stato il motore dello sviluppo italiano dal dopoguerra ? Io penso che dovremmo guardare con interesse ed attenzione alle loro opinioni, con tutti gli eccessi che ognuno di noi ricorderà essere stati suoi alla loro età.
Io, lo dico per tutti, sto dalla parte dei giovani perché ho figli giovani, perché sono sempre dalla parte di chi penso svantaggiato, perché credo fermamente che i ragazzi siano anche il nostro futuro, almeno per quella parte che condivideremo con loro. Il mondo non è nostro, noi lo occupiamo pro tempore e guardare con sufficienza alle istanze di chi si affaccia alla vita ed alla società chiedendo solo di avere delle opportunità, non è solo segno di ignoranza e di arroganza ma anche, probabilmente, di una grande stupidità.
Ed ahimè spesso tutte e tre risiedono in una stessa persona.

sabato 20 novembre 2010

Sirene d'allarme.


scansione0015, inserito originariamente da unodicinque55.


Fino a qualche tempo fa non si parlava altro che di Elena, Asia, Ylenia, Chiara; da qualche giorno irrompono quotidianamente nomi maschili: Marco m'ha detto che sto bene coi capelli corti; Fabio, quello del quarto, m'ha dato il numero di cellulare;Lorenzo m'ha messaggiato “ci vediamo all'assemblea”.
Ieri sera, mentre come accade spesso ci facevamo l'ultima bevuta (d'acqua), quella supplementare dell'ultimo minuto, quella che si deve tornare giù in cucina, riaccendere le luci e poi si sta un attimo lì come per dirsi le ultime cose, ecco ieri sera dicevo, di punto in bianco fa: Filippo m'ha detto.... Ma chi cazzo è 'sto Filippo, dico io, possibile che me spari 'sta sfilza de nomi come se io dovessi conosce' tutti.....ma chi cazzo so' questi?
Si ferma col bicchiere a mezz'aria, mi guarda con un mezzo sorrisetto quasi compiaciuto e mi fa : Non sarai mica geloso?
Si, faccio io, perché?
Vi capita mai, la notte, di sentire una sirena in lontananza? Pensate a qualche macchina rubata, ad una casa che qualcuno sta tentando di aprire, ad un bene prezioso che un intruso prova a prendersi.
Ecco io quella sirena comincio a sentirla pericolosamente vicina.

sabato 14 agosto 2010

Certe notti.



Questo pezzo è uscito nel '95.
L'anno dopo sarebbe nata mia figlia che l'ha scelto come colonna sonora di questa sua estate.
Le cose avvengono ogni giorno e ci danno tempo per abituarci ai cambiamenti delle persone che ci stanno vicino; anche di noi stessi notiamo i mutamenti solo riguardando più indietro nel tempo. Poi, però, ci sono come dei salti, delle accelerazioni improvvise, delle scoperte inaspettate che si fissano nella memoria e a distanza di anni ci fanno dire che lì ci fu un discontinuità nel percorso lineare della nostra esistenza.
Stamattina, mentre aspettavo di far venire un'ora decente per alzarmi, mi venivano in mente mille parole, ma parlare di cuore senza scendere nella banalità è sempre difficile, o forse è il cercare parole speciali che ci fa correre il rischio di cadere nel  “moccismo”.
Così, se devo dire, quello che mi ha colpito è stata l'espressione degli occhi, quegli occhi neri che guadano l'obiettivo con una dolcezza nota eppure diversa, nemmeno quelle braccia scure che la cingono e quel viso un po' spigoloso che le sta appena dietro. Certo non è la prima volta che le piace qualcuno, però 'stavolta è diverso : ho visto quella luce, quel lampo che parla di un languore nuovo e sconosciuto. La strada è molto lunga, amore mio, ed è importante che tu riesca a capire quali sono le cose davvero importanti, ma per capirlo veramente dovrai soffrire un po' perché nulla è gratuito ed imparare costa fatica. Ma di tutto conserverai ricordi dolci, anche dei momenti brutti che il tempo attenuerà fino a farteli ricordare quasi con tenerezza. Di me vorrei che prendessi l'entusiasmo che non tramonta mai.

sabato 12 giugno 2010

Pigiama party.



Il momento più bello di un Pigiama Party è quello in cui, il giorno dopo , i genitori si vengono a riprendere le figlie.
Non è la prima volta che mia figlia organizza un “evento” del genere e credo sia una cosa tutta femminile. Però, rispetto agli anni precedenti, ho notato alcuni cambiamenti.
Per prima cosa lo spazio a disposizione del nostro Sleepover Club è notevolmente diminuito e poiché non dipende dalla casa , che è grande esattamente come l'anno scorso, devo dedurre che questo fenomeno è imputabile a tutto un fiorire di tette e sederi.
Poi l'interesse per l'intrattenimento della serata si è spostato dal classico film della Walt Disney ad un più adrenalinico film horror.
Però è sempre un'esperienza interessante; soprattutto è interessante vedere come, in certi momenti della serata, noi genitori diventiamo trasparenti, come se non esistessimo se non per portare vassoi di pizza ed affettati vari.
A me piace osservarle, le conosco tutte da quando erano davvero delle bimbe, ed i cambiamenti più evidenti sono proprio quelli che non si vedono, che riguardano gli atteggiamenti. D'un tratto sembrano isolarsi nel loro mondo dal quale gli adulti sono banditi completamente ; stanno imparando qualcosa che non si insegna a scuola e che forse nemmeno i genitori possono insegnare. Sono le relazioni, di amicizia prima di tutto, un'amicizia che è già più adulta e poi forse qualche interesse diverso. Le vedi parlottare tra loro, sorridere, fare sguardi da cerbiatte sognanti che manco Bamby. E' un universo a parte che è bene mantengano, un mondo personale che potranno aprire a loro piacimento e che sarà il loro bel rifugio nelle tempeste che la vita non risparmierà.

domenica 23 maggio 2010

Dei figli e di altre cose.


Volevo scrivere di figli e di altre cose che mi passano per la testa; ma è un po' tardi, sono stato a "Vini nel Mondo", ho i ragazzi qui per cui rimando a domani.

mercoledì 14 aprile 2010

'e figlie so' piezze 'e core....

…..ma a volte dovrebbero essere anche “piezze 'e ricambie”.
Perché, devo dire, se non fosse per i danni materiali ,ogni tanto qualche accadimento che ti riporti al tuo stato di giovane alle prime esperienze automobilistiche e non esperto pilota rotto ad ogni situazione, non farebbe male.
Sinceramente, una volta appurato che nessuno si era fatto male, tranne il suddetto pilota e, fortunatamente, in modo lieve, non mi sono neanche incazzato. Strano per me, sinceramente, ma credo di non aver mai visto “belli capelli” così disperato, così umiliato, così sinceramente e profondamente dispiaciuto.
D'altra parte, nell'ordine, c'è stata la paura, la constatazione dei danni rilevanti, l'umiliazione di aver fatto la classica figura di merda di fronte alla ragazza ed alle sue amiche e , last but not least, l'improvvisa constatazione che la supposta ed incrollabile certezza di essere il miglior guidatore del mondo, ben superiore al fratello maggiore, alla mamma e, udite udite, al vecchio padre era improvvisamente ed irrimediabilmente crollata. Non ha nemmeno tentato una delle sue proverbiali evoluzione lessicali e logiche, ma tra lacrime che non avevo mai visto scorrere così copiose ed irrefrenabili dai suoi occhi, ha ammesso di aver sbagliato. E cosa avrebbe potuto fare cuore di padre? L'ho consolato ed abbracciato e nemmeno una , e dico una, volta rimproverato.
Certe lezioni, secondo me, bastano da sole e forse, sempre nella fortunata situazione di una complessiva incolumità, sono anche salutari.

domenica 21 marzo 2010

Grandi verità e piccole bugie.


La seconda parte della frase è palesemente falsa.
Non solo perché io non sono il papà migliore del mondo ma anche perché non esiste proprio un papà migliore di tutti; esistono tentativi di papà, prove tecniche, papà bricoleur,papà presenti, papà assenti, papà pazienti, papà incazzati: io credo di essere un po' di tutto questo, a seconda del periodo, del momento , della situazione.
Però è bello che me lo abbiano scritto, è bello soprattutto che l'idea sia partita da quello che, in modo un po' furbetto, si definisce “la pecora nera”. Sa benissimo di non esserlo.
Era dai tempi delle loro elementari che non mi facevano un regalino per la festa del papà e sono sicuro, ed è quello che mi fa più piacere, che sia una richiesta di pace.
Io sono più che d'accordo e sarà un caso ma in questi due giorni tutto è filato splendidamente bene.

mercoledì 10 marzo 2010

A testate.


Forse siamo entrambi troppo orgogliosi per ammettere i nostri errori.
Ci scontriamo spesso perché siamo molto simili; il vizio della supponenza a volte ci appartiene, io credo, e ribadisco credo, di averlo mitigato col tempo, di aver avviato da qualche anno tutta una autocritica costruttiva per focalizzare quel che ho sbagliato con te (ma anche con gli altri, non credere). Tu sei giovane e pieno di spigoli come è normale che sia; ma a volte, ti assicuro, sai essere assolutamente indisponente e sembra quasi che tu lo faccia apposta, per rimarcare ogni volta una differenza e più rimarchi e più mi sembra di vedere me stesso anni fa, molti anni fa.
Vedi, nella vita spesso accade che ci venga assegnato un ruolo e soprattutto nella prima infanzia ma anche nella preadolescenza, tendiamo a confermare quel ruolo perché pensiamo che sia ciò che ci si aspetta da noi; lo sbaglio iniziale forse è solo quello, non riuscire a far sviluppare la personalità di un figlio ma catalogarlo a priori e poi valutare i suoi comportamenti in funzione di un modello preassegnato.
La lunga terapia familiare che abbiamo fatto, esperienza che mi sentirei di consigliare a prescindere, ci ha aiutato ma poi, ovviamente, ciascuno ci mette del suo a seconda del ruolo e della posizione che detiene nella famiglia.
Onestamente penso che abbiamo fatto molti passi avanti, progressi, soprattutto nella capacità di focalizzare i punti critici, che è già molto; ma quando anteponiamo la pancia al cervello accadono certe cose.
Io, da parte mia , ti voglio venire incontro perché sono più grande, perché sono il padre e perché, come diceva mia nonna, “chi ha più pazienza l'adoperi”; tu cerca di non vestire quella pelle di agnello che ogni tanto indossi, solo quando ti serve qualcosa.

giovedì 4 febbraio 2010

Se avessi saputo parlare di più.


Quante cose non ho potuto dire a mio padre,e quante lui non ne ha potute dire a me.
Ripensandoci non abbiamo avuto confidenza, abbiamo saltato tutto quel periodo nel quale tra padre e figlio si può creare una complicità che aiuta la comunicazione. Presto sono andato via di casa, non ho fatto in tempo a dargli quelle soddisfazioni che lui avrebbe desiderato e dopo la mia vita è stata tutto un cambiamento, a volte radicale, e solo quando il tempo rimasto era ormai poco, abbiamo cercato di avvicinarci senza sapere ormai come parlare, affidandoci a gesti.
Poi mi è mancato, ma mi mancava la sua presenza fisica e non quelle parole che riescono a non diventare consigli; mi è mancato potermi confidare perché penso che avrei potuto farlo con lui, sebbene sembrasse distaccato, un po' lontano, una figura sfumata, lui stesso forse schiacciato dalla forte presenza di mia madre e mia nonna.
E ora? Ecco perché penso sempre che non bisogna sprecare il tempo e lesinare l'amore; ecco perché cerco, con alterne fortune, di ascoltare i miei figli, perché non rimpiangano mai di non aver potuto parlare. Non è facile certo, ma per quanto oggi vorrei parlare con mio padre, provo ad evitare che i miei figli soffrano la stessa mancanza.
Noi abbiamo un modo alquanto singolare di comunicare ma lo facciamo; e a volte penso che sia meglio qualche lite piuttosto che un distaccato e doloroso silenzio.

martedì 2 febbraio 2010

Considerazioni paterne.


Lo vedo che stai cambiando. Ci sono un sacco di segnali, tipo che hai comprato un regalino per qualcuno che noi non sappiamo ma non glielo hai consegnato; o che scrivi biglietti d'amore che lasci regolarmente in giro e magari, chissà, lo fai apposta ; o che hai cominciato a metterti la matita sugli occhi, poca è vero, appena appena, ma fino a poco tempo fa (quanto? Giorni.....settimane...mesi?) non te ne importava proprio nulla; oppure che cominci a tenere a quello che indossi.
Perché è così, tutti i giorni sei sotto i nostri occhi e non sembri cambiare; poi, un giorno fai qualcosa che non avevi fatto prima o dici qualcosa che sa di grande, di donna e non più di bambina.
Ma quando è stata l'ultima volta che abbiamo giocato insieme ? Mica tanto tempo fa...oppure sembra a me e invece è qualche anno; perché eri tu a chiedermi di giocare, tutte le sere prima di andare a dormire, e il nostro gioco era “il parrucchiere”. Io mi lasciavo pettinare, spalmare di crema per le mani, mettere ciappi e forcine e mi piaceva pure, poi mi sa che una volta te l'ho chiesto io di giocare e forse lì già dovevo capire che qualcosa era cambiato. Ma era tanto tempo fa....o sembra a me?
Perché il tempo è fatto di giorni apparentemente uguali e vederli da vicino sembrano eterni, poi una volta ti giri e vedi quanti ce ne sono dietro di te, cioè di me, perché tu ne hai ancora tantissimi ed è l'unica cosa che t'invidio un po'.
Il resto no, in fondo mi piace vederti crescere, mi fa un po' male è vero, ma sono contento di come stai venendo su; sei aperta, sincera, sai ciò che vuoi e se devi dire qualcosa non te la tieni certo dentro. Sarà stata la battaglia quotidiana con due fratelli più grandi, fatto sta che ti sai difendere bene e questo mi tranquillizza un po', ma solo un po' sia chiaro, per quello che sarà ed è già il tuo rapporto con il mondo.
Cosa ci si può augurare per un figlio? Che sia felice, certo, anche se la felicità non è uno stato permanente, che non soffra mai specie per amore, anche se la sofferenza di cuore è come le malattie infettive , fa crescere.
Ti potrei dire e ti dirò, se me ne darai l'occasione, che l'amore bisogna viverlo quando c'è e non rimpiangerlo dopo, di non essere avara nei gesti, perché l'amore si dimostra con le braccia aperte non solo con il cuore, di pensare, quando ti capiterà di soffrire, che ciò che hai avuto ti rimarrà per sempre, di pensare a ciò che hai vissuto piuttosto che quello che hai perso.
Ti sembrerò bravo, vero? Ma siamo sempre bravi con gli altri, lucidi, razionali.
Meno, molto meno , con noi stessi.