mercoledì 10 marzo 2010

A testate.


Forse siamo entrambi troppo orgogliosi per ammettere i nostri errori.
Ci scontriamo spesso perché siamo molto simili; il vizio della supponenza a volte ci appartiene, io credo, e ribadisco credo, di averlo mitigato col tempo, di aver avviato da qualche anno tutta una autocritica costruttiva per focalizzare quel che ho sbagliato con te (ma anche con gli altri, non credere). Tu sei giovane e pieno di spigoli come è normale che sia; ma a volte, ti assicuro, sai essere assolutamente indisponente e sembra quasi che tu lo faccia apposta, per rimarcare ogni volta una differenza e più rimarchi e più mi sembra di vedere me stesso anni fa, molti anni fa.
Vedi, nella vita spesso accade che ci venga assegnato un ruolo e soprattutto nella prima infanzia ma anche nella preadolescenza, tendiamo a confermare quel ruolo perché pensiamo che sia ciò che ci si aspetta da noi; lo sbaglio iniziale forse è solo quello, non riuscire a far sviluppare la personalità di un figlio ma catalogarlo a priori e poi valutare i suoi comportamenti in funzione di un modello preassegnato.
La lunga terapia familiare che abbiamo fatto, esperienza che mi sentirei di consigliare a prescindere, ci ha aiutato ma poi, ovviamente, ciascuno ci mette del suo a seconda del ruolo e della posizione che detiene nella famiglia.
Onestamente penso che abbiamo fatto molti passi avanti, progressi, soprattutto nella capacità di focalizzare i punti critici, che è già molto; ma quando anteponiamo la pancia al cervello accadono certe cose.
Io, da parte mia , ti voglio venire incontro perché sono più grande, perché sono il padre e perché, come diceva mia nonna, “chi ha più pazienza l'adoperi”; tu cerca di non vestire quella pelle di agnello che ogni tanto indossi, solo quando ti serve qualcosa.

12 commenti:

Artemisia ha detto...

Che è successo? Ti ha rubato di nuovo il phon? :-)

Anonimo ha detto...

in effetti ha un bel caratterino :)
valescrive

unodicinque ha detto...

@ Arte : a me il phon non serve davvero!! :o))

francy ha detto...

Anche a me è stata consigliata una terapia,a scuola mi dicono che è diffcile mantenere la sua attenzione oltre i dieci minuti, partecipa scarsamente alle attività di gruppo e sembra integrarsi male, per il momento mi sono presa del tempo, forse con la speranza o l'illusione, di provarci da sola perchè riconosco dove sono i miei sbagli, le mie mancanze e spero di rimediare.

unodicinque ha detto...

@ Francy : se posso, ti dico che l'errore più grave che si può fare è proprio quello di pensare che si possa fare da soli. Il rischio è che si facciano altri danni. Prova, qualche volta, un perido e poi vedi.

francy ha detto...

mi rendo conto,
mi sono data del tempo,
ma concordo con te che il rischio è di peggiorare una situazione già molto complessa,
ti ringrazio

Pispisa79 ha detto...

mmmm... parlare di pania a volte serve.

ilbibliofilo ha detto...

l'errore di pensare che si possa fare da soli...
ERRORE TIPICO dei giovani: io per primo (sono stato un solitario, sprezzante e superbo fino ai 30 anni) HO LITIGATO DI BRUTTO CON MIO PADRE e solo dopo tanto tempo e tante tempeste abbiamo fatto pace...
E ADESSO LA STORIA SI RIPETE: mio figlio ora mi considera un patetico reperto dell'epoca delle caverne, ma un giorno fumeremo il calumet insieme

unodicinque ha detto...

@ ilbibliofilo : :o))

giulia ha detto...

A volte è giusto farsi aiutare. Lo sguardo di un altro "competente", può farci vedere quello che a volte la logica della quotidianità ci imedisce di vedere. A volte basta spezzare un circolo vizioso che si è creato nel tempo.
Un caro saluto

unodicinque ha detto...

@ Giulia : si, sono proprio d'accordo!!

Miriam ha detto...

Ogni volta che leggo un tuo post non resto mai delusa! Molto toccante ed emozionante la storia che condividi con noi...Più volte ho sentito sulla mia pelle questa frase ricorrente "Ci scontriamo spesso perchè siamo troppo simili", ma ora non c'è più, mi hai fatto ricordare lui, mio padre...dici che avete fatto terapia familiare e ti faccio mille complimenti perchè quasi mai un genitore si mette in discussione...lo vedo ancora oggi nella mia esperienza lavorativa...quasi sempre il "problema" riguarda il figlio, è un qualcosa al di fuori di loro.
Scriverei e ti scriverei come un fiume in piena, ma metto argini, meglio, molto meglio. Ho in mente di pubblicare da me il racconto del "principino che diceva sempre di no", una favola per riflettere e capire cose nascoste anche dentro noi.Io stessa ancora oggi sono una che dice prima no e poi rifletto e lavoro, lavoro per arrivare al "si", ma quanta fatica e lotte.
Ma ho scelto un lavoro che mi "obbliga" a scavare ogni volta dentro me stessa se voglio capire o almeno avvicinarmi a chi mi sta vicino.
Non so che età abbia tuo figlio, anche questo dato è molto importante, per capire se quella pelle di agnello che indossa quando gli serve qualcosa non sia in realtà solo la sua e unica pelle di giovane figlio, così simile in fondo a te, che sei suo padre!
Un abbraccio!