giovedì 15 luglio 2010

Canotti.


Siccome sono pigro e piuttosto dispersivo, voglio mettere subito giù quelle quattro idee che mi sono venute in mente stamattina, quando prima del sorgere del sole mi giravo nel letto ancora speranzoso di riaddormentarmi.
La cosa nasce da un sogno fatto la notte scorsa; facevo il badante di un certo Signor Giovannoni, che non aveva nemmeno un capello bianco e due folte e lunghe sopracciglie, al contrario di me che, anche nel sogno, avevo tutti i capelli bianchi. Questo Signor Giovannoni era piuttosto burbero ed io nel sogno, chissà perché, gli proponevo di dare una scorciatina a quei cespugli che aveva sopra gli occhi; la moglie del Signor Giovannoni mi faceva segno con gli occhi, come se avessi toccato un tasto delicato. La cosa strana, nel sogno, era che alla fin fine tra me ed questo signore non sembrava esserci poi così tanta differenza.
Da questo è iniziato un percorso mentale che è arrivato fino alla chirurgia estetica.
Senza entrare nel merito del perché, argomento che avrebbe bisogno di pagine e pagine di considerazioni, vorrei proporre alla vostra attenzione solo due aspetti.
Il primo riguarda il preoccupante appiattimento che la chirurgia estetica produce nella fisiognomica; poiché ci si ispira ad un unico modello estetico ci troviamo di fronte alla clonazione di visi che sembrano fotocopie gli uni degli altri e che, più frequente diventa il ritocco, maggiore è la perdita di espressione. Visi tirati, labbra gonfie, zigomi altissimi e levigati ,assenza di rughe e nel contempo uniformità di espressione che ricorda sempre di più quella delle bambole di ceramica, volti levigatissimi ma vagamente ebeti.
Non pensano costoro al significato anche di una singola ruga? Al fascino morbido di quelle che ingiustamente vengono definite “zampe di gallina” e che io chiamerei certificazioni di vita?!?
L'altro aspetto riguarda il limite. Fino a quando si potrà intervenire per scongiurare un evento naturale ed anzi perfino salutare come il trascorrere del tempo? Quanti interventi e con quale frequenza occorrerà subire per continuare a fingere che tutto rimanga immutabile? Mi capita spesso di vedere donne, ma a volte anche uomini, che da lontano appaiono giovani, mentre da vicino pur nella loro innaturale levigatezza mostrano anche solo nell'espressione degli occhi il tempo che è trascorso; e questi segni diventano paradossalmente più fastidiosi proprio per questo palese tentativo di nasconderli forse prima di tutto a se stessi.
I mie figli, con quell'acume un po' crudele che distingue i giovani, indicano questi soggetti femminili con la definizione “dietro liceo, davanti museo”.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

sono d'accordo su tutto.
proprio tutto
valescrive

Susanna ha detto...

Uomini e donne che vogliono ritrovare la gioventù perduta lo fanno con la chirurgia estetica, ma anche indossando abiti talmente giovanili che magari nemmeno i propri figli userebbero.
Patetiche entrambe le scelte, almeno gli abiti (una volta passata la "mania") si possono dismettere.

I Care ha detto...

Sentivo, tempo fa, un ricordo di Anna Magnani, splendida donna e grandissima attrice. Anna alla truccatrice che la preparava per gli incontri con i giornalisti diceva nel suo plendido romanesco "Aho, nu cancellamme le rughe c'ho messo una vita ppe fammele!". Un caro saluto a te.

tentare, nuoce ha detto...

Almeno fosse come il Faust che fa il patto a allungare col Mefisto perché sa che è corto il tempo per conoscere e non esiste tempo per sapere.

Un saluto—e suggerisco fare lo zapping, quand’è che arrivano sogni che non vuoi.

marina ha detto...

i tuoi sogni sono piccoli atti unici d' avanguardia. Mi piacciono molto e mi piacciono molto le riflessioni che ne seguono
marina

Baol ha detto...

Penso che questa corsa all'estetica sia una diretta conseguenza dell'aumento insensato dell'importanza dell'immagine nella società...questo avrei voluto scrivere se le sopracciglia del signor Giovannoni non mi avessero bloccato nel ricordo del pelo irto e setoso di "Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio" nell'episodio di Lino Banfi

:)

Artemisia ha detto...

Mi consola di non essere sola la mattina a rigirarmi nel letto. (mannaggia!)

Sulla chirugia estetica mi hai fatto venire in mente quel terribile e meraviglioso documentario della Lorella Zanardo "Il corpo delle donne". Tra l'altro vi si cita la frase di Anna Magnani che diceva al truccatore che le voleva coprire le rughe: "lasciamele tutte, non me ne togliere neanche una, c'ho messo una vita a farle".