
Se ci fosse ancora, oggi mia madre compirebbe ottantadue anni. E non ci sarebbe nulla di strano od eccezionale perché quella è un'età che oggi si raggiunge facilmente; e invece no, ha pensato che forse il suo percorso era finito, che magari poteva riposarsi un po'. Mi ricordo che quando ero piccolo a volte diceva di essere così stanca da desiderare di morire per un po', per riposare; forse, alla fine, è stato così. Lo dico perché in realtà mia madre non è morta di nulla, ha semplicemente smesso di desiderare di vivere; gli ultimi tempi, brevissimi, sembrava proprio una persona spossata ma l'unica cosa che desiderava veramente era di essere lasciata in pace. Solo una volta, una notte che ero da lei e mi aveva svegliato per la seconda volta per essere accompagnata in bagno, mi ha guardato e mi ha detto “siamo alla fine, vero?”. Allora io, convinto, le avevo risposto di no, che si sarebbe ripresa, che sarebbe uscita di nuovo, che si sarebbe ancora goduta figli e nipoti ed un certo benessere che la vita le aveva concesso; invece avevo torto, ma in quel momento ero davvero convinto che sarebbe andata così perché non era la prima volta che la vedevo scivolare in quella depressione che la portava a desiderare la solitudine.
Quando scompare una persona così importante e presente nella vita si possono avere reazioni strane; mia madre, non mi ha ancora lasciato , sento la sua presenza come se solo sollevando il telefono la potessi sentire ancora ed ascoltare ancora l'elenco dei suoi malesseri e le sue raccomandazioni sulla mia salute come se fossi ancora un adolescente. Nello stesso tempo però, a volte, mi sembra di aver affrontato questo lutto con distacco, come se non volessi farmi coinvolgere; quando mio figlio mi ha telefonato era notte ed io, dopo, mi sono rimesso a dormire come se la cosa non riguardasse me. Solo il giorno dopo, davanti a lei, ho pianto e l'ho chiamata come se la potessi risvegliare.
Ma non era di questo che volevo parlare, mi sono lasciato prendere la mano.
Volevo dire poche cose su genitori e figli, poche cose perché non sarebbero sufficienti tutti i blog del mondo per esaurire l'argomento.
Io non posso dire se mia madre sia stata una buona o una cattiva madre; entrambe le cose certamente e comunque non si può decontestualizzare un giudizio, se di giudizio vogliamo parlare. So che molte cose mi hanno fatto male, alcune forse me le porto ancora dietro; e considerare che spesso non aveva colpa di certi comportamenti nei miei confronti, serve solo a soddisfare la parte razionale,lasciando ancora scoperte le ferite della mia parte emotiva e sentimentale.
Era così, aveva affrontato tante difficoltà nella vita, prima e dopo il matrimonio; io ero la sua carne, una sua emanazione, un essere da controllare costantemente per evitare sofferenze, prima di tutto a lei.
Tante volte ho preso decisioni prima di tutto per non dispiacere a lei.
Ora mi chiedo, cosa vuol dire essere buoni genitori? Forse si dovrebbe lavorare prima di tutto su se stessi mentre sovente abbiamo la presunzione di modellare i nostri figli non tanto a nostra immagine quanto sull'immagine di come avremmo voluto essere.
Semplicemente, credo, bisognerebbe dare loro gli strumenti per decidere da soli della propria vita, senza ricatti affettivi; abituarsi pian piano a vederli come altro da noi, lasciare che camminino con le loro gambe. Anche perché può succedere che ci sorprendano assumendo decisioni più sagge di quelle che avremmo voluto.
Non è facile lo so, ma quando piano piano si allontanano sembra che la prospettiva possa farci vedere le cose nel loro insieme, non fissarci sui particolari ma valutare il complesso; e anche per loro sarà più leggero vivere la vita che è già tanto complicata quando bisogna decidere anche solo per se stessi.