domenica 14 marzo 2010

Il primo in alto a sinistra.



E' da un po' di giorni che sto ruminando questo post.
Prima ho voluto trovare la foto da mettere, ho scritto le tre lettere ed ho cercato tra le immagini; beh, non ci crederete, ma ho provato una fitta di nostalgia per un periodo della mia vita così intenso ed intrecciato a doppio filo con tanti avvenimenti della storia del nostro paese ai quali ho partecipato.
Mi è venuto in mente di scrivere questo post assistendo attonito all'ennesima inquietante vicenda che ha segnato quest'ultimo stralcio di vita italiana, mettendo in prima pagina una squallida storia di “apprendisti stregoni”, “furbetti del listino”, “maneggioni della prima, seconda e , forse, terza repubblica” come se fossero protagonisti della storia.
La pubblicità dice, la mia banca è diversa, io dico, il mio partito era diverso.
Il primo in alto a sinistra era il posto che, tradizionalmente, occupava il simbolo del Partito Comunista Italiano; quel posto ce lo guadagnavamo con giorni di presidio costante, con turni che coprivano le ventiquattro ore, costellate di cambi con altri compagni, panini portati dai più giovani, sacchi a pelo, chitarre, risate e tanto ma tanto senso del dovere. Altro che scribacchiare all'ultimo minuto per cambiare qualche nome!
Si, è vero, i candidati li sceglieva il partito, ma alla luce di quello che è successo dopo e riguardando la caratura degli uomini e donne che ci andavano a rappresentare, non può non venirmi in mente una sola frase, stavamo meglio quando stavamo peggio!
Sentire il signore di Arcore, che costruiva le varie Milano 1, 2 3 ecc. negli anni in cui noi difendevamo la democrazia e anche la sua libertà , usare la parola “comunisti” , in senso dispregiativo, non mi fa solo male, mi indigna, mi infastidisce. Perché lui non sa nemmeno cosa ha significato per chi lo è stato, essere comunisti; oppure lo sa bene e nella sua totale “amoralità” , se ne sente estraneo e riconosce in quei valori di onestà, senso del dovere e delle stato, amore per le istituzioni repubblicane, un nemico irriducibile dei suoi loschi affari.
Il primo in alto a sinistra era il posto che ci guadagnavamo a costo di sacrifici personali; e non lo facevamo per essere i primi ed i più bravi, no, lo facevamo perché il nostro elettorato era fatto anche di tanta gente semplice, di operai, contadini, il cui livello di istruzione era ancora basso e che avevano bisogno di un riferimento sicuro. E trovare il simbolo, lì, era una certezza.
Il mondo è davvero cambiato e non amo fare il vecchio brontolone, anche se a volte temo di esserlo già diventato, però credo profondamente che quel tipo di formazione abbia segnato una generazione di persone che hanno sempre avuto chiaro davanti a loro il senso della giustizia e dell'uguaglianza.
Probabilmente oggi siamo inadeguati, lo ammetto, ma forse nel buttare l'acqua sporca, c'è andato di mezzo anche il bambino.

7 commenti:

Giangiacomo ha detto...

E' vero: il primo in alto a sinistra!
Mamma mia, non ci pensavo più...
Hai ragione, era una certezza. Si poteva anche votare a memoria.
Ma anche adesso, purtroppo, non ci resta che solo la memoria!

Artemisia ha detto...

Hai ragione da vendere. Io non ho partecipato all'attività del PCI ma ho sempre votato "il primo in alto a sinistra".

MaPietru ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
MaPietru ha detto...

Salve, passavao di qui per cso e ho letto :).
Devo dire che c'è un passaggio molto delicato in questo post: "Si, è vero, i candidati li sceglieva il partito[...] ...noi difendevamo la democrazia e anche la sua libertà".
Mi chiedo, quanto è democratico un partito? E soprattutto, quanto lo era il PCI? Il partito che decide su tutto, il partito che mette se stesso al di sopra degli stessi individui che lo compongono.
Se il PCI fosse arrivato al potere, avrebbe permesso ancora ai suoi di parlare di Democrazia e Libartà? Vero che la storia non si con i "se" e con i "ma", però ci si può sempre rimuginare un pos su :)

unodicinque ha detto...

@ MaPietru : ti ringrazio per il garbo con cui hai commentato. Di questo ci sarebbe bisogno, stimolo alla discussione, allo scambio senza prevaricazione. Come dici tu, la storia non si fa con i se e con i ma, per cui il giudizio sul Partito Comunista Italiano, si deve dare in base agli atti. Senza voler santificare nessuno e nella consapevolezza che fosse portatore, come altri partiti di alcuni difetti. Resta il fatto che la nostra democrazia è "anche" merito dei comunisti italiani (perché la difesa della democrazia non la faceva il Partito, ma i militanti) , negli anni bui dei tentativi di golpe l'abbiamo scampata "anche" grazie ai comunisti italiani. Cosa sarebbe successo se, non lo sappiamo e non lo sapremo mai; sappiamo cosa è successo ed in questo mi sento di essere responsabile, ma più per quello che non ho fatto che per ciò che ho fatto o avrei fatto se.

Anonimo ha detto...

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Amanecer58 ha detto...

E' vero che i candidati li sceglieva il Partito, ma è vero anche che li sceglieva non a caso o per raccomandazione o in base alle gambe più belle o alla fotogenia. Li sceglieva tra i migliori e dovevano fare non poco il culo per essere all'altezza. Io mi sono rassegnata ad essere una vecchia brontolona ma ricordo che la tessera (e non parlo di un posto in Parlamento) me la sono dovuta sudare e conquistare sul campo! Altri tempi, altra gente, non ci resta che piangere!