domenica 24 ottobre 2010

Alesciandro.


Mi ha sempre chiamato così, con una “esse” sola e molto trascinata, in quella musicalissima calata bolognese.
Non siamo mai andati molto d'accordo, troppo diversi nel modo di intendere la vita e le relazioni con le persone; quando eravamo giovani, perché tra di noi ci sono solo sedici anni di distanza, io tolleravo con fatica la sua arroganza tipica delle persone che ignorano la loro ignoranza e credono di essere dispensatori di saggezza. Troppo distanti in mille cose, furbo e traffichino lui, ingenuo ed idealista io. E poi c'era che io ero l'altro uomo in casa ed era necessario ribadire sempre il ruolo del maschio dominante; all'inizio ci stavo male, non capivo l'atteggiamento di quest'uomo che avrebbe potuto anche essermi amico, con il quale a volte era anche possibile divertirsi, quando non si rischiava la rissa per la sua pessima abitudine di parlar male di chiunque. Poi sono passati gli anni e sono cambiate molte cose; la moglie dopo trent'anni di angherie l'ha lasciato da un giorno all'altro e lui , all'inizio, si è molto appoggiato a noi. Negli ultimi anni riesco a guardarlo con occhi diversi, quasi con tenerezza; penso che in fondo sia stato un uomo molto infelice, un eterno bambino cui nessuno mai poteva dire di no. Stamattina, partendo, l'ho salutato con un affetto che mi ha stupito, davvero mi dispiaceva della sua partenza, nonostante abbia mantenuto intatta la capacità di parlare per ore del nulla. Salutandolo con la mano mentre l'auto si allontanava ho pensato che oggi nessuno dei due ha più bisogno di interpretare un ruolo e forse, dopo tantissimi anni, possiamo essere l'uno verso l'altro solo noi stessi.
PS: lui è il secondo da sinistra.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

hai sempre una sensibilita' particolare. Bel post, commovente e vero.
valescrive

Anonimo ha detto...

saper cambiare è importante, saper assecondare i cambiamenti pure.... e assecondare i cambiamenti nelle relazioni , capirne le sfumature, che arte!
Rara

tentare, nuoce ha detto...

Quanti i secondi da sinistra e qualche volta i primi che quando un ciao finalmente risolve o cambi bar, caro signor uno; per quella esse che dici e un nulla di speciale - un po’ carico ma credibile nei personaggi e antipreconcetto, miracolo al doppiaggio - ti suggerisco dare un’occhiata Giù al Nord e un saluto.