sabato 10 aprile 2010

Cuore e cervello.


Non vi aspettate una ricetta per cucinare il famoso “quinto quarto”.
Si tratta, semmai, di coincidenze.
Come avranno notato i miei lettori più affezionati (a patto che ce ne siano) ultimamente scrivo poco; i motivi sono tanti e magari su questi farò un post a parte.
Però non è che non penso (evitate facili battute), il fatto è che non tutto ciò che penso riesco a scriverlo, un po' perché non sempre i pensieri si trasformano in parole, un po' perché, diciamolo, ultimamente mi sono impigrito.
Ma la coincidenza è questa: da alcuni giorni stavo pensando di trattare un certo argomento quando, giovedì mattina di ritorno da Perugia, ho ascoltato alla radio una trasmissione nella quale si parlava proprio di questo : nella vita bisogna ascoltare il cuore o il cervello?
Io, e parlo di me perché sono una delle poche persone che posso dire di conoscere abbastanza bene, mi sono lasciato guidare quasi sempre dal cuore, dall'emozione, dalla pelle; solo dopo, e non sempre, il cervello ha seguito. Non so se sia giusto o meno, penso che ognuno debba seguire la propria inclinazione, però spesso il cervello è condizionato da mille cose, da timori, da pregiudizi, dall'educazione, dal senso del dovere e questo in qualche modo lo paralizza; l'esame di tutte le variabili che precedono una decisione importante potrebbe essere così complesso da provocare una sorta di immobilità. Il cuore no, il cuore segue l'impulso , sente ancor prima di ascoltare la ragionare semmai l'ascolta, si emoziona e persegue la felicità; il cuore batte forte e non sa nemmeno il perché, conosce solo quel tumulto che lo svuota e lo riempie come un'onda che si infrange sugli scogli.
Guardando indietro mi accorgo che seguire il cuore è sempre stato giusto.
Non ho mai pensato di aver sbagliato e se alcune cose mi sono sembrate degli errori è stato perché le emozioni che mi avevano guidano erano svanite.
Meglio così, meglio avere qualche rimorso che a volte seguire il cuore ci procura, che vivere i rimpianti della mente.
L'ideale sarebbe seguire le dosi di un buon cocktail : due terzi di cuore e un terzo di cervello.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

non e' per dire pero' della storia del cuore e del cervello ne hai parlato con me, non l'hai sentita alla radio. :)

Poi, io faccio tutto d'istinto, di cuore. Non credo di essermene mai pentita.

valescrive

unodicinque ha detto...

@ Vale : in effetti è vero, però giovedì mattina l' ho anche sentito alla radio. Questo dimostra due cose: la prima è che, effettivamente, pensavo alla cosa da un po'; la seconda è che la mia memoria non è più quella di una volta!

Anonimo ha detto...

Bel post, complimenti. La tua ricetta 2/3-1/3 mi sembra, a naso, molto giusta :-)

angelina66

Miriam ha detto...

Ottimo post, peccato che nella realtà le cose si complicano. L'ideale sarebbe raggiungere un buon equilibrio tra le parti cuore-cervello. O forse è un pensiero utopistico?
Mah!

giulia ha detto...

Si parla non a caso di "intelligenza del cuore" o di "cuore intelligente". Il cuore sa andare dove la rgione non può e quindi anche io scelgo il cuore
Ciao

Artemisia ha detto...

Mi sento un pochino fuori dal cuore perchè secondo me dovremmo usare di più il cervello. Non parlo di te, ovviamente, che mi sembri una persona di buon senso. Sto pensando a tanti che mi circondano che dovrebbero fermarsi e ragionare un po' di più.
Saluti da una fredda razionalista che ti segue affezionatamente. :-)