giovedì 29 luglio 2010

Il grande sogno.....e il pessimo risveglio.




Un film dalla doppia lettura che è anche la chiave del momento storico che rappresenta : privato e politico. Con le due sfere che si intrecciano continuamente smantellando luoghi comuni abitudini e costumi; la storia nella storia è semplice ed anche , se vogliamo, leggermente scontata, non la racconto per chi non ha visto il film e anche per chi l'ha visto.
Posso dire che è un film che mi ha emozionato nel senso che mi ha riportato indietro, molto indietro, negli anni facendomi rivivere quelle sensazioni confuse e prepotenti che dominavano la nostra adolescenza. Quelli che nel '68 e negli anni immediatamente successivi si affacciavano all'adolescenza possono capire bene quello che dico. La pellicola rievoca proprio le atmosfere fumose, in ogni senso, che dominavano quelle serrate ed interminabili assemblee nelle quali sembrava che stessimo sul punto di cambiare il mondo. Qualunque cosa si dica ora a distanza di decenni, decenni nei quali sembra essere tornato tutto com'era prima, penso sia difficile capire quello che è veramente accaduto se non se ne è stati protagonisti e testimoni; il '68 , inteso come movimento di studenti, operai, contadini ed intellettuali ha significato la frattura irreversibile con tutto ciò che c'era prima. I giovani in particolare si trasformarono, da spettatori silenti di una società che non li considerava come soggetti ma solo come entità in attesa di entrare nel mondo adulto, in soggetti di cambiamento ; confuso e vago come tutte le rivoluzioni nel loro stato nascente ma certamente con una carica propulsiva fertile e vivificatrice. Forse proprio quella mancanza di un progetto concreto, quel massimalismo che ha sempre caratterizzato la fase infantile delle lotte civili, furono il limite del movimento che ben presto si disperse nei mille rivoli ideologicamente contrapposti che , in alcuni casi, sfociarono nella scelta drammatica della violenza.
Alla luce di ciò che vedo oggi mi viene spesso da dire che forse la resa dei conti con la società come era fino a quel momento avremmo dovuto condurla fino in fondo.
Ma certamente la mia vita e quella di molti altri sarebbe stata un'altra.

martedì 27 luglio 2010

Pipisgatto


Pipisgatto, inserito originariamente da unodicinque55.

Chicco cresce, si è impadronito della casa, si arrampica lì dove sembrerebbe impossibile per le sue dimensioni, sembra essere sordo tranne quando gli verso i croccantini nella ciotola, allora riappare magicamente dai suoi nascondigli. Ama infilarsi nella busta nella quale raccogliano le buste di plastica, in una specie di alzata piena di fiori profumati, sul rotolone di carta in cucina. Insomma è strano come tutti i gatti ma con qualcosa di diverso da tutti gli altri. E poi ogni tanto viene colto da un insopprimibile desiderio di "tittare" qualcosa che sia il lobo dell'orecchio o un dito non importa , si mette lì e succhia e con i suoi unghielli si produce in un fastidiosissimo movimento caratteristico.
Chicco non fa danni (per ora) fa i suoi bisogni esattamente dove deve e mangia come un ossesso.

Biancaneve e ......

domenica 25 luglio 2010

Quello che gli altri guardano senza vedere


Stretti stretti ., inserito originariamente da unodicinque55.



La fotografia non è solo una questione di fisica e di chimica ma molto di più.
Se bastasse usare il dito indice per spingere il pulsante di scatto non si capirebbe perché ci sono stati grandissimi fotografi che più che un'immagine sono riusciti a fermare un'emozione.
Tanti anni fa, quando acquistavo anche le riviste fotografiche, vidi su una di esse che alcuni maestri si erano misurati usando la Polaroid; per chi non sa o non ricorda, era quella macchina che faceva tutto da sola ed alcuni secondi dopo lo scatto sputava fuori la foto già bella che pronta. I risultati, per me che andavo in giro sempre con l'esposimetro al collo e due o tre obiettivi dietro, furono sorprendenti. E anche un tantinello frustranti perché mi resi irrimediabilmente conto che ciò che conta non sono le apparecchiature ma l'occhio che guarda nel mirino.
Tutto questo per dire però che quella lezione mi ha fatto capire che bisogna saper guardare e non solo vedere, che la curiosità sta alla base di ogni opera umana, che è indispensabile il desiderio di non fermarsi davanti all'apparenza.
Poi ognuno può scoprire l'emozione quando e dove meno se lo aspetta, per questo non si va a caccia di immagini ma bisogna avere la pazienza e la disponibilità di aspettare che siano loro a richiamare la nostra attenzione.